La Storia

Un po’ di storia

Borgo Palazzo Steffaneo è un imponente e prestigioso complesso costituito da un corpo centrale dal quale si estendono le due barchesse, una terminante nel borgo agricolo e l’altra nel borgo della fornace, importante “luogo del fare” ristrutturato recentemente ai fini dell’accoglienza e dell’ospitalità.

Il palazzo per le sue caratteristiche architettoniche è catalogato tra le Ville Venete del F.V.G.

La sua costruzione iniziò ad opera dei Baroni Steffaneo nel 1640 quando i princìpi di A. Palladio erano molto affermati. Affreschi del Chiarottini (allievo del Tiepolo), dipinti del G. Pollencig, raffinati stucchi in marmorino e pavimenti in terrazzo veneziano arricchiscono uno dei palazzi più interessanti dal punto di vista artistico in Friuli. La cappella, il salone da ballo e l’alcova o “camera degli sposi” sono le stanze più importanti del palazzo e il loro contenuto artistico conferisce a questi ambienti un tono di particolare regalità. A differenza di altre Ville Venete, Palazzo Steffaneo ha il corpo centrale che domina maestosamente la strada e racchiude al suo interno il bel giardino all’italiana, ricco di piante e di elementi in pietra d’Istria. Dal parco attraverso ampi archi di pietra e sassi, si accede al borgo della fornace.

Durante la Prima Guerra Mondiale il palazzo fu sede dell’ospedale militare N°236 ed ospitò i soldati della III armata di Emanuele Filiberto di Savoia. Anche Gabriele d’Annunzio venne a Crauglio durante il conflitto e precisamente in occasione dei funerali del suo amico capitano dei carabinieri Vittorio Bellipanni al quale celebrò l’orazione funebre.

Durante la II Guerra Mondiale il palazzo fu occupato dagli inglesi e il giardino divenne un accampamento di indiani. Tutti questi avvenimenti crearono molti problemi alla struttura, purtroppo molti dipinti andarono persi e molti ambienti deturpati.

Recentemente un importante opera di riqualificazione sta dando nuova vita a questi ambienti, contenitori di tanta storia, arte e tradizione.

La famiglia Steffaneo

Nel 1615 quando scoppiò la guerra tra Austria e Venezia, Nicolò I Steffaneo, rifugiatosi nella fortezza di Gradisca, aiutò le truppe austriache, e gli arciducali, grati per l’opera di vettovagliamento, donarono agli Steffaneo l’area fabbricabile di Crauglio e conferirono loro il titolo di Baroni.

Non ci sono certificazioni riguardanti la costruzione del Palazzo, che sembra però essere iniziata nel 1640. Nonostante questo passato legame di fedeltà all’Austria, verso la prima metà dell’800, gli Steffaneo ebbero tre figli maschi militanti nelle guerre d’indipendenza nella “Legione Friulana”.

Le vicissitudini della famiglia Steffaneo terminano nel 1890 quando morirono gli ultimi due figli maschi e l’unica erede Marianna sposò Vincenzo Pinzani, che dopo qualche decennio assieme ai suoi figli dilapidò tutto il patrimonio, compreso il palazzo di Crauglio, che venne venduto ad un possidente veneto, Antonio Roncato; i suoi eredi ne sono tuttora proprietari.

Le fornaci Steffaneo-Pinzani-Roncato

Nel 1906 Attilio Pinzani aveva dato vita, nell’attuale zona industriale di Crauglio, ad una fiorente fornace per laterizi, purtroppo scomparsa negli anni ’70. Caratterizzata dalla grande ciminiera, la fornace tipo “Hoffmann”, sfruttando l’argilla presente in loco, produsse fino a 5 milioni di mattoni l’anno. Funzionante ad energia elettrica, giunta in paese grazie allo stesso Pinzani, nel 1925/26 la “fornas” passò ad A. Roncato. A questa produzione si aggiunsero i prodotti di ceramica artistica sfornati dalla “Fabbrichetta”: vasellame, piatti decorativi, soprammobili, vasi da giardino ecc. venduti nei negozi di ceramiche e terraglie. Negli anni ’50 anche grazie a questa realtà craugliese aveva avuto origine uno dei colossi dell’industria laterizia mondiale: nel 1955 a Malo (Vicenza) era nata la società De.Ro.Ma. (Destro-Roncato-Malo) leader mondiale nella produzione di vasi in terracotta.

Attualmente, di questo glorioso passato economico, “La fabbrichetta” è l’unico esempio di archeologia industriale ancora presente in Villa. Grazie alla sensibilità e all’impegno degli attuali proprietari, il borgo fornacale, nel quale in passato abitarono fino a dodici nuclei familiari, è diventato un luogo “del fare”, dell’ospitalità e dell’accoglienza, rivolto al turista che ricerca l’autenticità e la tradizione.